Storia e Sede

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Il Museo "Turcus e Morus" è ospitato nei locali dell'ex Montegranatico. I Montegranatici compaiono in Sardegna a partire dalla fine del 1600 per iniziativa del Vescovo di Ales e successivamente sviluppatisi anche in altre Diocesi, con la funzione di formare una riserva di grano e altre sementi per essere poi utilizzate per la semina negli anni di scarso raccolto e per venire incontro alle esigenze dei contadini poveri. Successivamente la proprietà di questi locali passò alla Cassa Comunale di Credito Agrario.

1997

Dopo lungo abbandono, il Comune acquisì il monumento ormai in precarie condizioni statiche e lo restaurò su progetto dell’architetto Luigi Cannas, riportandolo agli antichi splendori attraverso un intervento di consolidamento strutturale e di restauro dei particolari. Sono stati infatti conservati tutti gli elementi originali, compreso il pavimento in lastroni di pietra grezza. L'idea del museo dedicato alle incursioni barbaresche, soprattutto, appunto, di Turcus e Morus, è nata per ovviare all'assoluta assenza di documentazione sul quel nefasto periodo e per memoria, al fine di "esorcizzare" rapporti tanto cruenti La spinta decisiva è comunque dovuta alla lapide conservata nella chiesa campestre di "San Paolo", risalente al XIII secolo, recante la scritta "El 5 de arbili 1515 esti istada isfata sa vila de uras de manu de turcus e morus e fudi capitanau del morus Barbarossa", tragica testimonianza della distruzione di Uras da parte dei barbari capitanati dal Barbarossa.

29 giugno 2001

Viene inaugurato il Museo comunale “Turcus e Morus” di Gonnostramatza. Originariamente, ospitava, la storia delle incursioni, degli avvenimenti, dei personaggi, delle paure, degli odi leggibile grazie ai 35 grandi pannelli illustrati. Facevano parte degli allestimenti anche appositi spazi nei quali erano presenti plastici di torri costiere, di battaglie, di sbarchi e modelli umani "iperrealistici" realizzati da artisti-artigiani in dimensioni reali.

2011-2012-2013

Nel suo decimo anno di vita, il museo si è arricchito di una nuova sezione archeologica medievale e moderna, interamente dedicata al villaggio scomparso di Sérzela. L’esistenza di tale abitato, che su base archivistica risulta essersi protratta dalla fine del XIV alla metà circa del XVIII secolo, oggi è segnata unicamente dall’antica parrocchiale tardo-gotica di San Paolo che si innalza, massiccia, tra numerosi piccoli appezzamenti di terreno intensamente coltivati. Nei pressi e intorno all’edificio, che ha comunque conservato una minima area di rispetto corrispondente in apparenza all’antico camposanto, le arature stagionali riportano continuamente alla luce una grande quantità di reperti ceramici frammentari, sia di produzione locale sia d’importazione, le cui datazioni oscillano dalla fine del XIII secolo al pieno Settecento. Alcuni di questi frammenti sono stati occasionalmente recuperati a cura dei componenti il locale Gruppo archeologico “Sa Costa Manna” e posti in deposito presso il Comune di Gonnostramatza. Cinquantasei di tali reperti, criticamente selezionati e schedati da me stesso, ricostruiscono quantomeno nelle grandi linee la vita di Serzela attraverso i secoli e la sua posizione all’interno dei circuiti commerciali locale e mediterraneo nel medioevo e per tutta l’età moderna. In linea con il criterio metodologico che informa il museo “Turcus e Morus”, l’esposizione si basa su riproduzioni didattiche del vasellame in scala 1/1 e relative decorazioni, affiancate ai reperti originali che ne hanno costituito il modello. Questo importante nucleo di repliche ricostruttive, realizzato dai ceramisti Monica Atzei (CMA Oristano), Arnaldo Manis (Istituto d’Arte di Oristano), Antonio Scano (Gonnostramatza), Ignazio Sebis (DISS Firenze) e dal laboratorio ceramico della Società Cooperativa “Villa Abbas” di Sardara, sotto la mia supervisione scientifica, si è venuto costituendo nel corso di tre anni attraverso altrettante mostre temporanee allestite in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, con il coordinamento della dott.ssa Emerenziana Usai, funzionario archeologo responsabile per il territorio: “I Vasi della Vita", Serzela: storia di un villaggio abbandonato attraverso la documentazione ceramica, e “Su Prangiu ’e Santu Pabi”. Corredi ceramici medievali e moderni dal villaggio scomparso di Serzela (Gonnostramatza), rispettivamente inaugurate, in occasione della XIII e della XIV Settimana della Cultura del MiBACT, il 16 aprile 2011 e il 21 aprile 2012 e infine “Su forru’e sa teula”. Produzioni ceramiche a Serzela e Gonnostramatza tra XVI e XVIII secolo: un progetto di archeologia sperimentale, inaugurata il 29 giugno 2013.

14 marzo 2015

Aderendo al POR Sardegna. “Competitività regionale e occupazione”. FESR 2007-2013. La Sardegna cresce con l’Europa – “Sistemi museali”, l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza , in collaborazione con l’ISEM CNR di Cagliari, ha promosso un completo restiling del museo in chiave multimediale, attraverso l’utilizzo dei sofisticati strumenti didascalico-didattici offerti oggi dalle nuove tecnologie digitali.  Il riallestimento dell’esposizione si mantiene fedele alla filosofia di partenza, che prevedeva un museo costruito non tanto attorno a degli oggetti quanto piuttosto a delle idee. Invece di cose si presentano suggestioni, ricordi, paure. Così che il museo possa raccontare il passato, farlo rivivere e conoscere ai visitatori, facendo sì che questi interagiscano con le informazioni date e non le subiscano passivamente.

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