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 Due parole sull'allestimento

" ...lontani mari. Li corrono moreschi pirati e nel fulgore accecante vi è guardia delle torri pisane. Nessuno è visto: da dietro le feritoie scrutano se nel denso e misterioso meriggio, come si aduna un turbine, si palesi lo stormo delle fuste da preda. Scrigni con gemme e ricchissimi drappi: nei visi turpi dei barbareschi è l'avorio dei denti, che la ferocia discopre. Baleno dei lucenti pignali."

C. E. Gadda, Studi imperfetti, 1926

Da una visione, come questa - rapida e lussuosa -di Gadda, può nascere un museo? Nella domanda la sfida che ho voluto accettare: di allestirne uno, senza documenti originali o reperti d'epoca. Si trattava allora di inventare una moderna trappola auratica di oggetti, immagini e parole dove si potesse impigliare la Storia, per costringerla a raccontare. L'idea di base dell'allestimento si snoda in un'articolazione del materiale espositivo in quattro aree tematiche:
 
 
I FATTI, GLI UOMINI, LE NAVI, LE TORRI
 

che scorrono lungo le pareti dell'antico Monte Granatico in un percorso di 35 grandi pannelli illustrati. Un itinerario didascalico, sintetico eppure vistoso, che ruota però intorno a un elemento centrale di forte attrazione spettacolare: i tre protagonisti di una scena millenaria, rappresentati da tre modelli filologici in scala reale, un miliziano volontario sardo, uno schiavo, un pirata barbaresco, collocati in mezzo al locale principale. Ai quattro angoli dello spazio espositivo, altrettante vetrine in legno e cristallo lanciano il loro richiamo all'attenzione del visitatore. Contengono una serie di modelli e diorami di perfetta fattura: uno Sciabecco barbaresco, una torre di difesa costiera, uno scontro tra sardi e pirati e infine una scena di sbarco. Oggetti, immagini, parole, dentro una preziosa custodia di pietra antica, che possono funzionare come una rudimentale ma suggestiva macchina del tempo, in un tunnel lungo dieci secoli della nostra Storia in mezzo al Mediterraneo.


Giorgio Pellegrini